Le opere letterarie di Patrizia Reso

Un percorso tra pagine che custodiscono memoria, ricerca e sentimento. Ogni libro racconta un frammento di storia e di umanità che l’autrice ha scelto di riportare alla luce con passione e rigore.

Fotografie a colori e in bianco e nero 

Ritratti al femminile di quotidiana solitudine, 1997, ISBN 88-7254-935- 3

Con il suo esordio letterario, Patrizia Reso ci conduce dentro le vite di tredici donne molto diverse tra loro per età, storia e condizione sociale. In questo primo libro, l’autrice mette in luce la sua naturale sensibilità nel raccontare l’universo femminile, scavando nelle pieghe più intime e spesso invisibili dell’esperienza quotidiana. Attraverso ritratti emozionanti, Reso trasforma immagini vivide e colorate in un intenso bianco e nero dell’anima, dove emergono ricordi, paure, desideri, sacrifici e fragilità che molte donne condividono, soprattutto in un contesto meridionale ricco di tradizioni e contraddizioni. Il risultato è un mosaico autentico e toccante, fatto di piccoli gesti e grandi verità, capace di creare un immediato legame con il lettore. Un debutto narrativo che sorprende per profondità, delicatezza e capacità di osservazione.

Bambini...nel Mondo 

“Bambini… nel mondo” nasce dal desiderio di Patrizia Reso di invitare il lettore ad ampliare lo sguardo sull’infanzia. Con sincera modestia, l’autrice chiarisce che il libro non vuole essere un esercizio di letteratura, ma uno stimolo: ricordare che ogni volta che entriamo in contatto con un bambino non ci troviamo davanti soltanto a lui, ma a un universo di altri piccoli che vivono condizioni, sogni e fragilità spesso lontani dalla nostra esperienza. Attraverso nove racconti intensi, Patrizia dà voce ai bambini con una delicatezza che nasce non solo dalla sua sensibilità personale, ma anche dal suo impegno costante contro le ingiustizie che colpiscono i più vulnerabili. Le storie sono intrise del suo grande cuore di donna e di madre, capaci di trasformare episodi teneri e semplici in riflessioni profonde sull’umanità e sulla responsabilità adulta. Il libro si legge d’un fiato, lascia una traccia emotiva e invita a immaginare — come sogna l’autrice — una società davvero a misura di bambino, e quindi più equa per tutti. Una parte del ricavato viene destinata a iniziative solidali legate all’infanzia e alla cura: i fondi sostengono l’associazione Pigrizia di Alex Zanotelli, impegnata nelle missioni in Africa, e S.O. Solidarietà, guidata dalla dott.ssa Maria Aloide Tonin, coinvolta nella ristrutturazione dell’ospedale di Emekuku, in Nigeria. “Bambini… nel mondo” è un atto d’amore verso l’infanzia e un invito a guardare oltre, con attenzione e consapevolezza.

 

La storia ignorata

Partigiani e deportati cavesi, 2009

In questo libro, Patrizia Reso compie un lavoro di memoria straordinario, riportando alla luce le testimonianze dei cavesi che vissero in prima persona la Resistenza e l’orrore dei campi di concentramento durante la seconda guerra mondiale. È la prima volta che queste vicende vengono documentate in modo organico, permettendo di restituire voce, identità e dignità a concittadini la cui storia rischiava di essere inghiottita dal silenzio. In un periodo in cui revisionismi e negazionismi tentano di distorcere o attenuare la verità storica, il libro diventa un richiamo necessario alla responsabilità della memoria. Le pagine raccontano la scelta coraggiosa di uomini che, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, aprirono gli occhi sulla tragedia in cui era precipitata l’Italia e optarono per la via più difficile: salire sulle montagne e unirsi alla Resistenza contro nazisti e fascisti. Molti furono mandati al fronte settentrionale, oltre la Linea Gotica, o furono coinvolti nei rastrellamenti, nella deportazione e nella prigionia nei campi di sterminio. Alcuni tornarono, altri non fecero più ritorno. Grazie alla determinazione dell’autrice, dopo oltre sessant’anni queste storie sono state raccolte tramite interviste ai protagonisti ancora in vita o ai loro familiari. Ne emerge un mosaico di vicende personali, avventurose e drammatiche, che mostrano il prezzo umano della libertà e l’importanza di custodire ogni testimonianza, oggi più che mai.

 

Elvira Coda Notari

Tracce metelliane di una pioniera del cinema, 2011

In questo libro, Patrizia Reso riporta alla ribalta la figura di Elvira Coda Notari, pioniera del cinema muto e una delle pochissime registe italiane della sua epoca. Donna straordinaria, Elvira fu al tempo stesso regista, imprenditrice, sceneggiatrice, organizzatrice meticolosa e presenza indispensabile in ogni aspetto della produzione cinematografica. Pur avendo operato principalmente altrove, fu profondamente legata a Cava de’ Tirreni, dove cercò conforto negli ultimi anni, provata dagli attacchi della censura fascista e dalle difficoltà personali. Mentre la sua attività artistica è stata studiata da tempo, il rapporto con Cava è rimasto in ombra. Patrizia Reso si propone di colmare questa lacuna, restituendo Elvira alla memoria della sua città non per campanilismo, ma perché rappresenta una figura di altissimo valore storico, culturale e umano. Attraverso uno stile chiaro e giornalistico, basato però su una ricerca rigorosa, l’autrice ricostruisce la vita della Notari e della sua famiglia, inserendole nel clima culturale vivace ma oppresso da moralismi e censure politiche. Il cuore del libro risiede nelle scoperte archivistiche: documenti inediti e particolari poco conosciuti emersi da un’indagine accurata condotta tra archivi di Bologna, Roma, Napoli, Salerno e soprattutto Cava de’ Tirreni. Ne nasce un ritratto nuovo e più completo di Elvira Notari, una donna che ha lasciato un segno indelebile nella storia del cinema e che merita di essere ricordata

 

Senza ritorno

Balvano '44, le vittime del treno della speranza, Maiori, Terra del Sole, 2013,

 ISBN 978-88-903277-6-6.

In questo libro, Patrizia Reso riporta alla memoria una tragedia quasi dimenticata: il disastro ferroviario di Balvano del 1944, in cui oltre seicento persone morirono soffocate dal monossido di carbonio in una galleria. Una strage immensa, rapidamente rimossa e liquidata con poche righe, nonostante il dolore delle famiglie che persero padri, madri e figli in un periodo già segnato da fame e distruzione. Con passione e rigore, l’autrice ricostruisce i fatti, indaga le cause e restituisce dignità alle vittime — tra cui almeno 35 cavesi — riscattandole dall’etichetta ingiusta di “contrabbandieri”. Attraverso testimonianze, documenti d’archivio e ricerche mirate, Reso riannoda una storia che per decenni è stata avvolta da un silenzio innaturale. Il libro diventa così un atto di memoria collettiva: un invito a non dimenticare la sofferenza dei nostri padri e dei nostri nonni, affinché questa pagina tragica della storia italiana continui a vivere e a parlare alla coscienza di oggi.

 

Il Fascismo e Cava, città di confino

Paguro edizioni, 2017, ISBN 978-88-995099-32-3

In questo libro, Patrizia Reso torna a immergersi nella storia del Novecento scegliendo di illuminare una pagina dolorosa e poco raccontata: quella dei confinati politici a Cava de’ Tirreni e dei cavesi mandati al confino durante il fascismo. Con la sua consueta precisione di ricercatrice, ricostruisce queste vicende attraverso documenti d’epoca, spesso riportati nella loro forma originale, restituendo autenticità a testimonianze rimaste troppo a lungo nell’ombra. Le storie dei confinati diventano l’occasione per un discorso più ampio: un richiamo alla necessità di conoscere il passato per comprendere il presente. Attraverso queste biografie, Reso ripercorre le dinamiche con cui il regime riuscì a impadronirsi dello Stato, tra minacce, violenze e intimidazioni, un percorso segnato anche dal delitto Matteotti, simbolo dell’eliminazione delle voci scomode e dell’impunità diffusa. Nel recuperare i dossier di diversi confinati presenti a Cava e di antifascisti cavesi, l’autrice mette in evidenza la durezza del confino politico, strumento di esclusione totale più che di correzione. Le fonti consultate — dal Casellario Politico Centrale agli archivi parlamentari — raccontano esistenze sospese, sradicate, spesso accolte da un silenzio ostile o indifferente. Il libro diventa così un forte monito civile: il confino fu un atto di violenza, non un gesto di clemenza. Patrizia Reso ci ricorda che i semi del fascismo non sono mai scomparsi del tutto e che la conoscenza del passato deve diventare patrimonio collettivo, per proteggere quella “bella creatura” che è la Costituzione, nata proprio per impedire che l’Italia ricadesse nell’oscurità da cui era uscita.