Chi è Patrizia Reso

Patrizia Reso: scrittrice, saggista e voce instancabile a tutela dei diritti. Una vera e propria esploratrice della memoria: cerca, ricostruisce e restituisce dignità a storie sommerse dal tempo. Le sue opere non sono semplici testi: sono atti civili. Ogni libro è un tassello che contribuisce a ricostruire ciò che la storia ufficiale ha trascurato.

Una vita dedicata alla scoperta e all'impegno

Nata a Cava nel 1957, Patrizia Reso ha intrapreso un percorso di vita segnato dalla sensibilità e dalla ricerca. Dopo gli studi al Liceo Scientifico “Genoino” e un breve periodo alla Facoltà di Medicina, un dolore profondo ha toccato la sua anima, spingendola ad aprire la mente e il cuore a nuove prospettive. La sua giovinezza è stata il preludio di una vita dedicata all'attivismo culturale, politico e giornalistico della città, sempre in prima linea nelle battaglie a tutela dei diritti, con uno sguardo attento sulle dinamiche sociali e sul mondo contemporaneo.

Il vulcano della scrittura: dare voce alle storie dimenticate

Il suo esordio letterario è avvenuto con la raccolta "Fotografie a colori e in bianco e nero" (1997), rivelando una scrittrice capace di esplorare "ritratti al femminile di quotidiana solitudine". Il "vulcano dentro" che la spingeva a riportare alla luce storie dimenticate si è manifestato pienamente con opere come "Bambini… nel mondo" (2006), una denuncia coraggiosa delle violenze perpetrate sull'infanzia innocente, e "La storia ignorata – Partigiani e deportati cavesi" (2009), che ha riportato alla luce memorie delicate e poco conosciute della comunità.

Tra memoria storica e rivendicazione dei diritti

La sua instancabile ricerca ha permesso di riscoprire figure come Elvira Coda, pioniera del cinema italiano ("Elvira Coda, tracce metelliane di una pioniera del cinema", 2011), e di illuminare le sfide dell'integrazione con "Reato di clandestinità" (2012), curato insieme a Franco Bruno Vitolo. Patrizia non ha esitato a sondare ferite profonde della storia, come la tragedia del treno 8017 in "Senza ritorno" (2013) e le vicende del confino fascista in "Il Fascismo e Cava, città di confino" (2017), sempre con l'obiettivo di non lasciare che le voci dei margini cadessero nell'oblio.

Una donna mossa da un profondo senso di giustizia e un'incessante spinta a portare alla luce la verità, lasciando un'eredità di empatia e impegno per tutti noi.

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